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mercoledì 26 novembre 2025

IL TEMPIO SEI TU DI DONATA LUIGIA DE PAOLIS

 

INCONTRO/CONFERENZA “ IL TEMPIO SEI TU” DI DONATA LUIGIA DE PAOLIS

Il calendario degli eventi culturali de La Casa degli Artisti di Gallipoli prosegue con un incontro /conferenza di Donata Luigia De Paolis dal titolo “Il Tempio sei tu”. L’appuntamento, il primo dei tre in programma, è per domenica 14 dicembre alle ore 17.30 e la relatrice guiderà i presenti in un emozionante viaggio alla scoperta di memorie antiche legate alla nostra anima fin dalla creazione, srotolando in maniera analitica i Tesori Esseni del Mar Morto.

Donata Luigia De Paolis, ex manager in una multinazionale bancaria assicurativa, è alchimista e scrittrice, ma anche youtuber con un canale personale di successo e collegata a diversi movimenti internazionali dediti alla divulgazione della conoscenza.  Attualmente vive in Salento per studi personali sulle origini antiche di alcuni luoghi ritenuti sacri.

A proposito del suo fortunato incontro con La Casa degli Artisti e il suo proprietario, l’artista Giorgio De Cesario, Donata Luigia De Paolis afferma: ” Per caso, grazie ad un amico comune, ho incontrato un posto magico animato da un artista eccezionale, Giorgio De Cesario, e da sua moglie, Maria Cristina Maritati. Entrambi sono molto attivi sia nella presentazione di eventi culturali che nella gestione di un prestigioso B&B i cui proventi finanziano le loro attività artistico-culturali. Giorgio e le sue opere mi incantano ad ogni incontro e lui e sua moglie mi trasmettono un tale calore umano che da subito li ho sentiti come fratelli d’anima. Ho ritenuto quindi profondamente motivante questo connubio fra il mio sapere di origine pitagorica e questa casa-museo che pulsa di vita propria e di magia grazie alle opere di Giorgio De Cesario e alla cordialità della sua consorte”.

L’evento è stato inoltre organizzato con la cortese collaborazione di Raffaele e Domenicaisabella Bono Mariano e CittadinanzaAttiva, assemblea di Gallipoli.

LA CASA DEGLI ARTISTI residenza d’artista

Via Lepanto, 1/9 (angolo via Lecce)

GALLIPOLI (LE)

Tel. 3332720348

www.lacasadegliartisti.it

www.giorgiodecesario.it


domenica 16 novembre 2025

ALLA SCOPERTA DEGLI AFFRESCHI DI SANTA CATERINA D'ALESSANDRIA nella galleria permanente di Giorgio De Cesario ne La Casa degli Artisti Di Gallipoli

 

                                                                                   



 

INCONTRO CON RAIMONDO RODIA ALLA SCOPERTA DEGLI AFFRESCHI DI SANTA CATERINA D'ALESSANDRIA A GALATINA.

 

Prosegue il calendario degli appuntamenti culturali de LaCasa degli Artisti di Gallipoli con il secondo incontro del ciclo di tre conferenze curate dal ricercatore Raimondo Rodia.

Questa seconda tappa coincide con la ricorrenza di Santa Caterina d'Alessandria d’Egitto e con la Giornata internazionale contro la violenza di genere, creando un contesto simbolico in cui la dimensione femminile assume particolare rilevanza.

Cuore dell’incontro saranno gli affreschi della Basilica di Galatina, voluti da Maria d’Enghien: opere ricche di significati esoterici e storie mai raccontate, che il relatore ci guiderà a scoprire in un percorso evocativo e rivelatore.

Tale conferenza si terrà martedì 25 novembre 2025 alle ore 18.00 presso La Casa degli Artisti, con la calorosa ospitalità del proprietario, l’artista Giorgio De Cesario, e di sua moglie Maria Cristina Maritati, promotori di numerose attività culturali e gestori di un prestigioso B&B che contribuisce a sostenere la vita artistica della struttura.

L’evento è realizzato con la cortese collaborazione di Raffaele e Domenicaisabella Bono Mariano.

LA CASA DEGLI ARTISTI – Residenza d’artista

Via Lepanto, 1/9 (angolo via Lecce) – Gallipoli (LE)

Tel. 333 2720348

lunedì 13 ottobre 2025

Esce una guida che è una bussola per abitare il mistero dei Nativi Americani



Ci sono libri che aprono passaggi, come una porta che si spalanca sul respiro profondo delle storie. Libri che sono un invito ad ascoltare prima di spiegare, a guardare senza imporre cornici, a riconoscere la dignità delle voci indigene là dove i racconti diventano memoria viva, canto, preghiera. 

“Nativi Americani. Guida a Miti, Leggende e Preghiere – Abitare il mistero, decolonizzare lo sguardo” di Raffaella Milandri è tra le guide più ampie e aggiornate dedicate alle tradizioni spirituali e mitologiche dei Popoli Indigeni del Nord America; coniuga rigore filologico e scrittura limpida, restituendo contesto, lingue e prospettive alle cosmologie delle nazioni native.

Il libro dialoga con il lavoro pluriennale dell’autrice e si affianca idealmente ad una sua opera di riferimento, “Nativi Americani. Guida alle Tribù e Riserve Indiane degli Stati Uniti”, tracciando un dittico complementare: da una parte la mappa dei popoli e dei territori, dall’altra il cuore simbolico dei miti e delle pratiche spirituali. Ne scaturisce un percorso che non folklorizza né semplifica, ma accompagna con precisione e rispetto studiosi, docenti, studenti, operatori culturali e lettori curiosi e appassionati.

Questo titolo si inserisce nella vasta collana che Mauna Kea Edizioni dedica da anni alla cultura nativa, un progetto editoriale che preferisce la cura alla fretta e la responsabilità all’effimero. Non un marchio che “presenta”, ma una casa editrice che continua a farsi tramite: scegliere i testi, ascoltare le comunità, offrire strumenti affidabili e accessibili, sostenere la lunga opera di divulgazione che Raffaella Milandri – insieme ad altri autori come Francesco Spagna e il poeta Lance Henson - porta avanti con molte pubblicazioni e con un impegno coerente sui diritti umani e sulla decolonizzazione dello sguardo.

Il volume è disponibile da ottobre 2025 con distribuzione nazionale in libreria e online. 
Raffaella Milandri



lunedì 29 settembre 2025

Conferenza stampa "Un cappello pieno di conchiglie"




Martedì 7 ottobre 2025

ore 11.00

Teatro Tordinona

Via degli Acquasparta 16, Roma

Presentazione dello spettacolo

Un cappello pieno di conchiglie… amore e radici”

Storie di donne lucane tra emigrazione, memoria e riscatto

di Celeste Pansardi e Rocco Ditella


Interverranno

Margherita Sarli Direttore generale APT Basilicata

Luigi Scaglione Presidente Centro Studi Internazionale Lucani nel Mondo

Pasquale Menchise Direttore d’Orchestra

Celeste Pansardi Presidente Associazione Nemus Olim-Palazzo Filizzola

Rocco Ditella Regista



Modera l’incontro la giornalista Simonetta Clucher


Quando uno parte, deve gettare in mare il cappello pieno di conchiglie raccolte durante l'estate, e andarsene coi capelli al vento. “ Ho lasciato un ambiente fatto di piccole cose, ma punti certi e sicuri: la casa, la fontana, il vicolo, il vicinato, una rete di relazioni come solo noi del Sud sappiamo costruire, una vita povera ma ricca di umanità …


Tre donne, tre destini, una terra che non si dimentica. Il Teatro Tordinona ospita uno spettacolo che racconta l’emigrazione lucana al femminile con voce poetica e corale: dal 17 al 19 ottobre va in scena lo spettacolo “Un cappello pieno di conchiglie… amore e radici”, un progetto teatrale promosso dall’Associazione culturale Nemus Olim – Palazzo Filizzola, in collaborazione con la Compagnia Teatrale Filoderba.


Lo spettacolo, patrocinato da Regione Basilicata, Centro Studi Lucani nel Mondo, APT Basilicata, Confederazione Italiani nel Mondo, si inserisce nel quadro delle attività di promozione culturale e valorizzazione del territorio lucano e al tempo stesso rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire le radici, riflettere sul presente e costruire ponti tra generazioni e territori


Lo spettacolo racconta, attraverso musica, danza e narrazione, le storie di tre donne lucane emigrate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Rosita, Maria e Isabella sono protagoniste di un viaggio emotivo che attraversa distacco, nostalgia, resilienza e desiderio di riscatto.

  • Rosita, figlia di emigranti, trova nel tango la voce del suo riscatto.

  • Maria, condannata a morte, trasforma la sua salvezza in aiuto per altre donne.

  • Isabella, giovane operaia, affronta il fuoco e la paura in una fabbrica lontana.

Le loro vicende si intrecciano in una narrazione corale che restituisce la complessità dell’emigrazione al femminile, offrendo uno sguardo autentico e coinvolgente sulla condizione delle donne lucane partite in cerca di una nuova vita.

Un cappello pieno di conchiglie… amore e radici” è uno spettacolo immersivo e multimediale, arricchito da coreografie, proiezioni e ambientazioni digitali che evocano atmosfere d’epoca. La messa in scena rompe le convenzioni narrative tradizionali, proponendo una nuova percezione dell’arte teatrale capace di dialogare con un pubblico contemporaneo.

Lo spettacolo si pone come obiettivi:

promuovere la memoria storica dell’emigrazione lucana al femminile

valorizzare il ruolo delle donne come protagoniste di libertà e democrazia

rafforzare il legame oggi tra le comunità lucane nel mondo e la Basilicata

stimolare riflessioni su identità, appartenenza e trasformazione sociale

Lo spettacolo, infatti, ha non solo una funzione di intrattenimento, ma anche finalità diverse: artistica, divulgativa, narrativa, educativa e non ultima etico-sociale nella promozione di tanti luoghi lucani memorial dell’emigrazione e quindi anche del Museo dell’emigrazione di Lagopesole.



Al termine della conferenza stampa è previsto un rinfresco. Durante l’incontro verranno raccolti i nominativi per gli accrediti allo spettacolo.

Teatro Tordinona

Via degli Acquasparta 16, Roma

17-19 ottobre 2025

Un cappello pieno di conchiglie… amore e radici”

di Celeste Pansardi e Rocco Ditella

con

Ilaria Arcangeli

Salvatore Castronuovo

Alex D'Alascio

Alessandra Del Prete

Rocco Ditella

Maria Pia Papaleo

e con la partecipazione dei ballerini

Alessandra Legramante e Alessio Russo

della scuola La Gardel di Natalia Ochoa



Film editor
Pietro Pellillo



Ufficio stampa

Simonetta Clucher

simonetta.clucher.press@gmail.com

giovedì 17 luglio 2025

"Senza Riserve. Storie di Nativi Americani" – Una nuova e originale voce nella letteratura italiana dedicata agli Indiani d’America

 

Senza Riserve. Storie di Nativi Americani


 

Mauna Kea Edizioni annuncia l’uscita di Senza Riserve. Storie di Nativi Americani.

Legami più forti delle catene: la lotta per essere indiani non si spegne in questa sorprendente opera letteraria  firmata da Paolo Valerio Bellotti. Questa raccolta di quattordici storie avvincenti getta luce sulla resilienza dei Nativi Americani, sospesi tra le cicatrici di un passato mai sepolto e le insidie di un’America rurale moderna, fatta di deserti polverosi, foreste selvagge e riserve soffocanti. Con una copertina che sfoggia un’immagine di Remington, celebre anche per un album di Fabrizio De André, il libro unisce un’estetica visiva iconica a un’innovazione narrativa di grande impatto.

Le storie narrate tengono il lettore con il fiato sospeso, esplorando un mosaico di vite straordinarie: un indiano Choctaw di origine africana che negli anni ’30 fugge dal Ku Klux Klan in un Mississippi arido, intriso di whisky, speranze svanite e note blues; una studentessa Yokut che, con ostinazione guerriera, si ribella ai pregiudizi radicati; un cacciatore Cheyenne che affronta i bracconieri nei boschi selvaggi del Wyoming. Dalle cicatrici dei bambini abusati alla ricerca di riscatto delle adolescenti, questi protagonisti sfidano l’assimilazione culturale – un’arma di annientamento antica e moderna – insieme a razzismo, degrado e ingiustizie quotidiane. La loro forza risiede nella comunità, nell’amicizia e nelle tradizioni, che diventano le difese più autentiche contro un mondo ostile, dando vita a un intreccio di epica, dolore e una vitalità inaspettata che cattura l’immaginazione.

Con questa opera, Bellotti arricchisce la letteratura italiana con un focus raro e prezioso sulle esperienze dei Nativi Americani, inserendosi nella prestigiosa scia di prestigiosi autori di Mauna Kea Edizioni. Raffaella Milandri, autrice e traduttrice di opere native e direttore editoriale, elogia la scrittura di Paolo Valerio Bellotti: “Originalità, uno stile incisivo e un approccio narrativo che richiama con forza gli autori nativi”.

La sua scrittura originale e coinvolgente offre una prospettiva fresca, mettendo in luce identità forgiate nella resistenza e nella lucidità di chi sa cosa non vuole diventare. Nato a Milano nel 1982, Bellotti porta nella sua narrazione un amore profondo per le culture native, maturato attraverso studi umanistici in filologia e cinema e arricchito da esperienze globali, come il lavoro in Francia, Niger, Palestina e Bosnia prima dei 25 anni. Oggi, a 43 anni, unisce la sua passione per la natura, la fotografia di animali selvatici e la cultura nativa, che trasmette con entusiasmo attraverso la scrittura, influenzata anche dal suo ruolo di insegnante e preside di un centro di formazione professionale vicino a Milano.

Senza Riserve. Storie di Nativi Americani è disponibile nelle librerie e negli shop online, invitando i lettori a immergersi in un capitolo potente e innovativo della narrativa italiana, dedicato a una delle voci più autentiche e meno raccontate del continente americano.  

“Voyager” di Lance Henson, poeta Cheyenne. Una sinfonia poetica di significati

 

Voyager. For the Cheyenne


Voyager. For the Cheyenne”, edito da Mauna Kea, è il libro in versione bilingue, in italiano e in inglese, di Lance Henson, poeta Cheyenne tra i più importanti autori Nativi Americani, tradotto in oltre 25 lingue e presente nelle antologie scolastiche italiane della poesia nordamericana, insieme a Walt Whitman. Membro dell’AIM (American Indian Movement) e della Dog Soldier Society, da più di 30 anni è attivamente impegnato nella lotta per i diritti dei Cheyenne e delle popolazioni indigene del mondo. La poesia di Henson fonde la spiritualità Cheyenne alla cronaca sociale e politica del mondo moderno. La potenza dei suoi versi echeggia lo spirito di un popolo intero, e testimonia la profonda connessione alla Natura della spiritualità dei Nativi Americani: il mondo umano, animale e vegetale sono un tutt’uno, vivo, e gioiscono e soffrono all’unisono. L’essenza di Lance Henson è quella di un poeta guerriero che osserva il mondo con animo amaro. “Voyager. For the Cheyenne”, disponibile anche in ebook, è dedicato al popolo Cheyenne perchè, come dice, “Io sono la mia gente, come la mia gente è me”. In Voyager, Lance Henson lancia un messaggio forte, all’insegna dell’ambientalismo e della critica dei sistemi del denaro e del potere, e afferma:Ciò che è successo a noi Nativi Americani nel passato, sta ora succedendo a tutti i membri della razza umana”. Qui il link al video dell’autore https://youtu.be/ZbIJ3Ta4zeM

“Liberi di non Comprare”: pluripremiato il libro contro il consumismo

 

                         Liberi di non comprare. Un invito alla Rivoluzione

Dice l'autrice, Raffaella Milandri: “ Dobbiamo cessare di essere consumatori e ridiventare persone. Per non essere più denaro,  o ciò che abbiamo, ma per essere di nuovo uomini”.

Il libro di Raffaella Milandri, uscito in nuova edizione per la Mauna Kea edizioni, “Liberi di non comprare. Un invito alla Rivoluzione”, ha continuato a mietere successi e si riconferma quanto mai attuale. Anzi, si potrebbe aggettivare col termine “profetico”. Incentrato sulla decadenza della civiltà del consumismo con tutte le sue piaghe, il libro è un vero e proprio appello che ci accompagna attraverso una profonda  riflessione sul significato della vita stessa e dei suoi valori, incitando ad un cambiamento che ognuno può applicare,  scrollandosi di dosso abitudini e convenzioni che fanno solo il gioco della èlite ricca del Pianeta. Attraverso il dialogo con Jesus, un senzatetto di New York, e con la saggezza millenaria di diversi esponenti di popoli indigeni, la Milandri mette a fuoco impietosamente come l’unica cosa che possediamo, il tempo della nostra vita, si trasformi in rivoli di denaro che defluiscono insensatamente  lasciandoci in solitudine e inappagati. Il libro contiene contributi di Renzo Paris, che parla di Pasolini e del suo "anticonsumismo", e di Francesco Barbagallo, che fa una analisi storica dei "mala tempora". Scrive Barbagallo: “Questo libro appassionato ribalta i luoghi comuni sui rapporti tra paesi avanzati e Popoli Indigeni”. Dice Raffaella Milandri: “Questa mia opera parla del consumismo come causa principale dell’inquinamento, della decadenza dei valori umani, della solitudine e delle discriminazioni sociali. E’ una opera che ho avuto urgenza di divulgare e che è stata pluripremiata. Le vittorie del mio lavoro sono un momento importante per riflettere sul futuro: è una responsabilità. Vuol dire che sono sulla strada giusta, e devo impegnarmi ancora di più, in maniera particolare nella divulgazione della letteratura etica, che abbia una funzione sociale e civile”. Nei suoi libri Raffaella Milandri promuove in particolare la cultura, l’identità e i diritti umani dei Popoli Indigeni, che vivono ai margini del “Progresso”, ma i cui microcosmi sociali e culturali rappresentano esempi preziosi di convivenza pacifica ed ecosostenibile. E sottolinea il progressivo indebolimento della società dei consumi, che appare in corsa verso la autodistruzione. 

 

sabato 12 aprile 2025

Comunicato stampa Circolo Sinistra Italiana di Sermoneta: Pace-Europa


Antonietta Pagani 

Mi permetto, vista l'importanza che l'argomento rappresenta, di parlare di pace e riarmo militare e di portare in Consiglio comunale un’interrogazione contraria riferendomi al "ReArmEurope Plan/Readiness2030" da poco approvato in consiglio del Parlamento Europeo - un piano che prevede di potenziare il riarmo in tutti gli stati europei membri, deciso anche dai voti nella commissione della Presidente Von der Leyen - col quale (piano) sarà possibile forse tornare in guerra, in stato di emergenza detto chiaro e spicciolo! Noi di Sinistra Italiana esprimiamo parere contrario al riarmo e diciamo no all'attuazione di questo piano preferendo la pace ed un dialogo aperto alle soluzioni con diplomazia ed accordi multilaterali. Le risorse previste per l'aumento delle spese militari (gli 800 miliardi circa di cui si parla) potrebbero invece essere usate per un “Piano” alternativo che incentivi un rilancio agli investimenti per il lavoro (filiere produttive ed industrie), l'ambiente ed i beni pubblici, la sanità ed il welfare, ai quali saranno ora sottratti fondi. Quindi ribadiamo un no assoluto al potenziamento di armamenti militari come: sistemi a difesa aerea, artiglieria e carri armati, missili e munizioni, droni, mobilità militare, cyber, guerra elettronica… (questo accadrà ora): Auspicando invece maggiori risorse al sociale ed ai servizi alla persona. Mi permetto così di presentare questa Interrogazione comunale (come Segretaria di circolo politico) che allego - già protocollata al n. 5652 dell'11 aprile 2025 in Comune via pec, anche se non ho la carica di Consigliere comunale (perché non candidata alle scorse elezioni di Sermoneta) auspicando che qualche Consigliere o Assessore ne voglia fare una mozione.

Sermoneta, lì 12 aprile 2025

Antonietta Pagani - segretaria del circolo di Sinistra Italiana/Sermoneta


venerdì 11 aprile 2025

B2B Flow: un nuovo sito per un’idea solida di marketing B2B, costruita su esperienza, strategia e visione

Cigliano (VC), 11 aprile 2025Non basta “essere online” per crescere nel mondo B2B. Serve metodo, strategia e qualcuno che sappia dove portarti. Da questa convinzione nasce B2B Flow, e oggi si presenta con un nuovo sito web (www.b2bflow.it), progettato per raccontare il proprio approccio unico al marketing digitale B2B: pragmatico, integrato e orientato al risultato.

Con un’esperienza ventennale alle spalle, i fondatori Stefano Rigazio e Sara Quinto hanno unito competenze e visione per creare un’agenzia che è molto più di un fornitore di servizi digitali: è un partner strategico, pensato per accompagnare le aziende lungo un percorso di trasformazione reale.

“Il B2B non è il cugino noioso del B2C: è complesso, tecnico, relazionale, spesso rallentato da silos interni. Il nostro lavoro è farlo fluire, rendere il marketing un ponte concreto tra obiettivi aziendali e risultati misurabili”, racconta Sara Quinto.

Un sito pensato per chi vuole chiarezza, metodo e valore

Il nuovo sito di B2B Flow nasce proprio con questa finalità: parlare in modo diretto alle aziende, spiegare i servizi con chiarezza, e soprattutto mostrare come il marketing possa diventare un acceleratore di crescita, e non un semplice costo da gestire.

Dalla lead generation avanzata al marketing automation, dallo sviluppo di e-commerce B2B integrati con i sistemi aziendali alla progettazione di siti web professionali orientati alla conversione, ogni servizio è inserito in una visione strategica più ampia. Non si tratta di “pacchetti”, ma di percorsi costruiti su misura, cuciti sulle vere esigenze del cliente.

Il sito offre anche contenuti formativi e approfondimenti su temi come:

  • il valore dei dati nel marketing;

  • le sfide del posizionamento nel B2B;

  • la necessità di processi fluidi tra marketing e vendite;

  • come costruire un brand autorevole in settori tecnici e industriali.

Non una semplice agenzia, ma un’estensione del tuo team

Uno dei punti di forza di B2B Flow è la capacità di affiancare le aziende come parte integrante del loro team, lavorando fianco a fianco con marketing, commerciale e direzione per allineare obiettivi e azioni.

“Ogni cliente ha un business diverso. E noi ascoltiamo, analizziamo, costruiamo. Non siamo quelli che vendono servizi: siamo quelli che aiutano le aziende a prendere decisioni consapevoli e a raggiungere obiettivi concreti”, sottolinea Stefano Rigazio.

Con un team snello ma altamente specializzato, e una rete di professionisti costruita con cura, B2B Flow è oggi uno dei punti di riferimento per chi vuole trasformare il digitale in una leva strategica, soprattutto nei settori dove la vendita passa ancora attraverso relazioni, contatti diretti e cicli decisionali lunghi.

TexUp Marketing lancia il nuovo sito: il digital marketing sartoriale per il mondo tessile

Cigliano (VC) / Napoli, 11 aprile 2025 – È online il nuovo sito di TexUp Marketing (www.texupmarketing.it), agenzia specializzata nel web marketing per le aziende della biancheria per la casa. Un progetto digitale pensato per offrire soluzioni concrete, personalizzate e orientate alla performance.

Frutto dell’esperienza ultradecennale dei fondatori Stefano Rigazio e Giulia Arzano, il nuovo sito rappresenta il cuore pulsante di una realtà nata per accompagnare le aziende tessili verso una crescita digitale solida e misurabile.

“Abbiamo voluto creare uno spazio che parlasse direttamente agli imprenditori del settore, offrendo strumenti e strategie davvero utili, senza giri di parole”, spiega Giulia Arzano, responsabile advertising e co-founder.

Un sito pensato per chi cerca risultati

Il portale presenta in modo chiaro e immediato servizi verticali sul settore: campagne su Google e Meta Ads, ottimizzazione SEO per ecommerce, realizzazione siti, CRO e analisi strategiche. Ogni sezione è pensata per aiutare le aziende a capire, scegliere e agire.

TexUp: esperienza, visione e metodo

Con oltre 25 anni di esperienza combinata, TexUp Marketing si distingue per il suo approccio sartoriale: ogni progetto nasce da un’analisi del mercato e dei competitor, si sviluppa attraverso strategie personalizzate e viene costantemente ottimizzato in base ai risultati.

“Il nostro obiettivo è semplice: trasformare ogni euro speso in una leva per la crescita del business dei nostri clienti”, afferma Stefano Rigazio, consulente SEO e co-founder.

Disponibile da subito: consulenze gratuite e case study

Tra le novità, anche una sezione news con consigli operativi, checklist e casi di successo reali. Inoltre, è possibile richiedere una consulenza gratuita direttamente dal sito, per iniziare da subito a migliorare la presenza digitale della propria azienda.

TexUp Marketing è il partner ideale per chi vuole affrontare il digital con visione strategica e competenza verticale.

domenica 2 marzo 2025

Parlare di diritti dei Popoli Indigeni, oggi, è ancora un tabù. Perché?

“Essi sono il classico elefante in una stanza”. Intervista con la attivista Raffaella Milandri Articolo di Giovanni Rossi In questa epoca di globalizzazione galoppante, la diversità culturale, espressa nelle usanze, nel linguaggio, nella musica e altri aspetti tradizionali diventa più che mai un prezioso patrimonio dell’umanità. Ma quello dei Popoli Indigeni è un argomento ancora poco discusso e spesso ignorato. Ne parliamo in un’intervista con Raffaella Mi-landri, giornalista, scrittrice e antropologa, fondatrice della Mauna Kea Edizioni, che si dedica da vent’anni alla difesa dei Popoli Indigeni ed è studiosa in particolare dei Nativi Americani. Non solo: nel 2010 è stata adottata dalla famiglia Black Eagle della Crow Nation, quindi, oltre a essere un’esperta e appassionata, è a pieno titolo un membro della comunità dei Nativi Americani. Esordisce così: «I Popoli Indigeni, secondo gli ultimi dati della World Bank, sono 476 milioni di persone nel mondo. Sono una presenza che è il classico “elefante nella stanza”, elephant in the room: una verità che, per quanto ovvia e appari-scente, viene ignorata o minimizzata. Un problema molto noto ma di cui nessuno vuole discutere».
Cosa ti ha colpito maggiormente dei Popoli Indigeni? «Confesso la molla per conoscerli: sin da bambina, sognavo di incontrare i Navajo di cui leggevo nel mitico Tex della Bonelli. Quando li ho visitati la prima volta, a Window Rock, sono rimasta straordinariamente colpita dalla loro “diversità” in termini di valori e di approccio alla vita. Molto lontani dal pragmatismo occidentale, da quel nostro inquadramento basato sull’avere e non sull’essere, su un’identità incentrata sul lavoro e sul raggiungimento di obiettivi spesso stereotipati e sopravvalutati. Dopo i Navajo, ho incontrato altri popoli nativi americani, e poi i Bakà del Camerun, i San del Kalahari, i Rabari del Gujarat, i Bonda dell’Orissa, il popolo tibetano, gli aborigeni australiani e tanti altri. Nei Popoli Indigeni ho ritrovato quella preziosa “diversità” culturale e sociale, diversa da noi, ma con un’estrema assonanza tra di loro. Questo mi ha spinto a viaggiare, studiare, approfondire. E a vedere il mondo in modo differente. Negli ultimi anni mi sono poi concentrata sui Nativi Americani, che hanno nella loro storia e resistenza molto da insegnare, soprattutto come specchio della nostra civiltà occidentale. Oggi non abbiamo a che fare con i Popoli Indigeni originari, ma con quelli che convivono al nostro fianco, subendone le conseguenze. Dapprima vi è stato il colonialismo, cui è seguito il neocolonialismo. Oggi, per molti popoli la grande sfida è convivere con i nostri sistemi invasivi – dall’estrazione di combustibili fossili, alla deforestazione, alle coltivazioni intensive, alle espropriazioni di territori, alla globalizzazione, per citarne solo alcuni – e sopravvivere, mantenendo la propria cultura e identità». Cosa hanno in comune i Popoli Indigeni? «Cercherò di essere breve e di attenermi ad alcuni concetti essenziali. Innanzitutto “indigeni” vuol dire che sono pressoché da sempre presenti nello stesso territorio, adattandosi, ottimizzando l’utilizzo delle risorse ivi presenti e identificandosi nell’ambiente stesso, in uno stile di vita quasi simbiotico. Le comunità indigene in buona parte sono definite come “cacciatori-raccoglitori”, comunità che non praticano l’agricoltura, ma questo non è esatto, basti pensare alle civiltà precolombiane e alle loro coltivazioni. Nei popoli nativi la caratteristica predominante è il rispetto, e quindi il “non-sfruttamento” esasperato delle risorse del territorio, in cui noi occidentali siamo maestri. Con la conseguenza, confrontati alla nostra società, di alcuni importanti vantaggi: niente sovrappopolazione; conservazione di ecosistemi; abilità di sopravvivenza senza la schiavitù tecnologica. Mi ha colpito di questi Popoli l’attaccamento all’identità e tradizioni; la tenacia e la determinazione con cui cercano di salvaguardare la loro cul-tura e trasmetterla alle giovani generazioni — oggi così esposte al bombardamento mediatico del mondo occiden-tale e all’omologazione culturale della globalizzazione. La cosa peggiore che hanno in comune è una storia di vio-lenza, abusi e soprusi da parte dei “conquistatori”, e il continuo assoggettamento forzato alla cultura dominante. Sanno come sopravvivere nel deserto, a elevate altitudini, nella foresta tropicale e nei ghiacci, ma molte comunità sono già state completamente cancellate dall’arrivo degli Europei».
Perché sui media si parla così poco di Popoli Indigeni e dei loro diritti? «Innanzitutto qui bisogna risalire al peccato originale e citare la storia e gli inizi: il colonialismo europeo, con l’appoggio della Chiesa di Roma, alla conquista delle “terre di nessuno”, terrae nullius, sancito e “santificato” con bolle papali come la Bolla Inter Caetera e altre. Le potenze del vecchio continente sguinzagliarono navi e “conqui-statori” in tutti i continenti, con la scusa di cristianizzare i popoli selvaggi ma, in realtà, alla ricerca di risorse, territori e ricchezze di cui appropriarsi. Bartolomé de Las Casas, un vescovo cattolico spagnolo, si schierò dalla parte dei Nativi Americani e riportò, nelle sue cronache del Cinquecento, una ferocia inusitata contro gli indigeni in questa “missione” degli Europei. La geopolitica mondiale attuale è stata definita allora, grazie in primis alle bolle papali di cui molte associazioni native hanno chiesto l’abolizione. Parlare di diritti dei Popoli Indigeni va a minacciare gli interessi di molti Paesi europei e delle loro “propaggini” nate dal colonialismo, immensi territori come, ad esempio, Canada, Stati Uniti e Australia. Pur se negli ultimi decenni se ne parla più apertamente, la estromissione dei Popoli Indigeni dai libri di storia, di diritto e di sovranità territoriale è un chiaro caso di censura e controllo politico, ideologico e morale. Riconoscere le proprie colpe, sdoganare i diritti originari di questi Popoli, indurrebbe all’enorme rischio di dover ridisegnare completamente la mappa geopolitica mondiale. Va da sé che i media stessi ne parlino con il contagocce, per non toccare un punto dolente, estremamente delicato per molti Governi. Il cosiddetto mondo occidentale soffre di un terribile etnocentrismo, motivato da un lato da una sindrome di presunta superiorità, dall’altro da una continuata appropriazione indebita di territori». Negli ultimi anni abbiamo assistito a scuse epocali verso i Nativi del Canada e degli Stati Uniti, da parte di Papa Francesco e poi di Biden… «Da parte di entrambi, si è trattato di scuse per il sistema delle scuole residenziali, che è stato imposto dai Governi e gestito in primis dalla Chiesa cattolica, e che ha duramente colpito generazioni di Nativi con l’assimilazione forzata e un tentativo violento di cancellare la loro cultura. I giovani indigeni di Canada e Stati Uniti sono stati costretti, dalla fine dell’Ottocento fino a quasi venti anni fa, a lasciare le proprie famiglie e comunità, e gli è stato proibito di usare i loro nomi, parlare le loro lingue, praticare la loro religione, oltre a subire in molti casi documentati sevizie gravissime. Ne parlo dettagliatamente nella mia opera “ Le scuole residenziali indiane. Le tombe senza nome e le scuse di Papa Francesco”. In questi casi, le scuse sono state funzionali al potere di chi le porge, e non possono essere un mero esercizio statale di “colpa performativa”. Come hanno scritto Mark Gibney ed Erik Roxstrom in The Status of State Apologies: “Lo Stato potente non solo decide se e quando saranno fatte le scuse (o se saranno fornite delle ‘quasi scuse’), ma anche il modo in cui tutto ciò sarà eseguito”. In sostanza, le scuse non bastano, anzi possono costituire in sé una forma di violenza sulle vittime. L’aspetto positivo delle scuse è che, in particolare nel caso di quelle di Papa Francesco, l’impatto mediatico a livello mondiale è stato un ottimo strumento di divulgazione di verità che sono state taciute a lungo». Questi Popoli sono protetti dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni? «Questo è un punto molto spinoso. La Dichiarazione dei diritti dei Popoli Indigeni, UNDRIP, è stata adottata in tempi recenti dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, durante la sua 62ª sessione in New York, il 13 settembre 2007. Votarono a favore 143 stati, 4 votarono contro (non a caso, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti, nati come colonie dell'Impero britannico e a maggioranza di popolazione non indigena); 11 stati si astennero (Azerbaijan, Bangladesh, Bhutan, Burundi, Colombia, Georgia, Kenya, Nigeria, Federazione Russa, Samoa e Ucraina) e 34 non furono presenti. In seguito i 4 stati a sfavore cambiarono voto, pur se molte critiche e opposizioni alla Dichiarazioni vanno avanti tuttora. Tra i diritti collettivi che la Dichiarazione proclama, a favore delle popolazioni autoctone, vi è quello all’autodeterminazione, a non essere espulsi dai loro territori e a godere delle risorse naturali situate su di esse. Oggi la Dichiarazione è lo strumento internazionale più completo sui diritti dei Popoli Indigeni. Essa stabilisce un quadro universale di standard minimi per la sopravvivenza, la dignità e il benessere dei Popoli Indigeni del mondo. Ma purtroppo non è uno strumento giuridicamente vincolante ai sensi del diritto internazionale: stabilisce sono uno standard che “dovrebbe” essere seguito. Come dicevamo prima: riconoscere i diritti dei Popoli Indigeni ai loro territori costituirebbe una “spesa” troppo ingente per molti Stati. Un altro strumento importante è l’UN Genocide Convention, la Convenzione delle Nazioni Unite per la Prevenzione e la Punizione del Crimini di Genocidio, redatta nel 1948: è un trattato internazionale che mette al bando il genocidio e obbliga gli Stati parte a implementare l'applicazione di tale divieto. Lo hanno sottoscritto finora 154 stati e 40 non ancora; tra gli stati che non lo hanno ancora sottoscritto troviamo alcuni nella stessa “lista nera” dell’UNDRIP come il Bhutan, il Kenya e Samoa. L’ultima sottoscrizione alla Convenzione è quella della Repubblica Dominicana nel 2022. E’ interessante notare che questa Convenzione fu approvata negli Stati Uniti solo nel 1988 da Ronald Reagan, nonostante le forti opposizioni. Si considerava a rischio la sovranità statunitense. L’accusa di genocidio non è un pianto romantico di liberali e buonisti. Si adatta perfettamente alla situazione vissuta dai Nativi Americani, ma anche ad altri Popoli Indigeni. Esiste poi anche la ILO 169, una convenzione dell’International Labour Organisation, molto importante, il cui obiettivo centrale è proteggere i diritti umani dei Popoli Indigeni e riconoscere “le aspirazioni di questi popoli a esercitare il controllo sulle proprie istituzioni, sui propri modi di vita e sullo sviluppo economico e a mantenere e sviluppare le proprie identità, lingue e religioni, nel quadro degli Stati in cui vivono”. Qui le adesioni sono state a oggi solo di ventiquattro Stati, di cui la ultima la Germania, nel 2021. Una convenzione ignorata dalla maggior parte dei Governi. Organizzai una petizione per l’adesione dell’Italia alla ILO 169 circa dieci anni fa, ma essa, con allegata raccolta firme, inviata al Governo e al Papa, non ottenne alcuna risposta». Link al testo integrale dell’UNDRIP: https://www.un.org/esa/socdev/unpfii/documents/DRIPS_it.pdf Link al testo dell’UN Genocide Convention: https://www.un.org/en/genocideprevention/genocide-convention.shtml Link alla lista di sottoscrizioni della ILO 169: https://normlex.ilo.org/dyn/nrmlx_en/f?p=NORMLEXPUB:11300:0::NO::P11300_INSTRUMENT_ID:312314
Qual è la situazione che hai visto di persona dei Popoli Indigeni e dei Nativi Americani oggi? «Devo di nuovo sottolineare che le problematiche dei Popoli Indigeni sono ignorate dalla maggior parte della po-polazione mondiale, proprio per i motivi che dicevo prima: da un lato i media ne parlano assai poco, dall’altro i Governi che sono più coinvolti temono grandemente di perdere terre e diritti su ciò che è stato sottratto ai Popoli Indigeni nei secoli scorsi e che viene sottratto anche oggi. In alcuni Paesi, come ad esempio in Africa e in Asia, molte situazioni sono drammatiche e ho potuto assistere a delle vere e proprie tragedie. I miei appelli sono rimasti perlopiù inascoltati. I Nativi Americani, invece, oggi sono negli Stati Uniti oltre nove milioni e in Canada oltre tre milioni: sono molto attivi, lottano per i propri diritti, hanno creato associazioni e università native, e pur se la loro posizione ha ancora tante problematiche da risolvere, hanno ottenuto leggi che li aiutano a proteggere le loro tradizioni, religioni e linguaggi. Molta la strada da fare, ma sono davvero un grande esempio di resistenza. Sono in contatto con diversi attivisti nativi, e la unione d’intenti, la determinazione e la collaborazione tra i consigli tribali e le comunità sono migliori che in tante comunità occidentali». Ultimissima domanda: nei tuoi viaggi per ricerche sui diritti dei Popoli Indigeni hai corso dei rischi? «Assolutamente sì. Purtroppo in alcuni Paesi come il Camerun, il Botswana, l’India e altri mi sono trovata a indagare su violazione dei diritti umani dei Popoli Indigeni a carico di multinazionali con interessi di sfruttamento minerario e forestale. In quei casi, viaggiando in incognito e senza coperture mediatiche, in luoghi ai confini del mondo, si rischia di scomparire – o meglio di essere fatti scomparire – in un attimo. Ho avuto incontri con attivisti indigeni in molte occasioni e in tutti i continenti. Ricorderò sempre quando, dopo aver filmato una intervista con un leader tribale dell’Orissa, minacciato di morte, tornai a casa e pubblicai un suo appello alla comunità internazionale. Dopo pochissimi giorni fu arrestato. Io ero in Italia sana e salva,mentre lui si trovava in pericolo. Molti suoi compagni attivisti erano già stati “eliminati”. Ho corso molti pericoli, ma quando si agisce per una causa in cui si crede, nulla deve rimanere intentato. Si tratta di vite umane di persone che non appartengono al mondo dei compromessi».

mercoledì 22 gennaio 2025

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