Un webinar dedicato al ruolo di questa nuova “etichetta” per verificare il suo trend e il suo utilizzo in azienda

Lo scorso 3 febbraio, nell’ambito della programmazione degli eventi organizzati dall’AUSED per questo nuovo anno, si è portato in evidenza il tema dell’iperautomazione. Obiettivo dell’incontro è stato iniziare a capire se questo nuovo trend avrà effettivamente presa sul mercato, al di là delle “etichette” in modo da proporsi come un elemento fondamentale nell’ambito della digitalizzazione delle imprese. In particolar modo si è parlato di applicazione dell’iperautomazione nel reparto IT per definirne la sua efficacia e rapidità di introduzione.

L’evento AUSED è stato animato dalla collaborazione di alcuni partner e CIO dell’associazione (Aldo Rimondo, Country Manager Ivanti; Francesco Pezzutto, CIO Vimar; Diana Setaro, IT & Business Excellence Manager Bosch Rexroth e Fulvio Guglielmelli, Direttore Vendite Consoft Sistemi), e con la partecipazione di Aurelio Ravarini, Professore Associato LIUC dell’Università Cattaneo.

Il termine “iperautomazione” è apparso per la prima volta nell’ottobre 2019 quando Gartner lo ha posizionato al primo posto tra i trend più strategici in ambito tecnologico per il 2020. Attualmente questa posizione è stata rivista per l’anno in corso e, pur rimanendo nella Top 10, l’iperautomazione viene ora collocata al nono posto. Essa viene considerata come un potente set di tecnologie digitali in grado di continuare a trasformare le organizzazioni di quasi tutte le Industry. Il presidente della Gartner Brian Burke ha sottolineato che “l’iperautomazione è irreversibile e inevitabile. Ogni cosa che può e che dovrebbe essere automatizzata lo sarà”.  L’iperautomazione guidata dal business risulta essere un approccio che le aziende utilizzano per identificare, esaminare e automatizzare rapidamente il maggior numero possibile di processi aziendali e IT approvati.
Tuttavia, sul tema della sua introduzione e tempistica, dal survey live svolto da AUSED durante il webinar, è emerso che la maggior parte dei CIO partecipanti ha dichiarato che questo top trend sarà confermato dal mercato italiano solo dopo il 2021, mentre il principale reparto aziendale a beneficiarne maggiormente è stato identificato nell’ambito della Produzione, ovvero nell’area dove tendenzialmente si è sviluppata per prima l’automazione. Tornando a Gartner, va tenuto in considerazione anche che nella loro Vision viene ipotizzato che combinando l’automazione di processi, l’intelligenza artificiale, il machine learning e gli algoritmi di elaborazione del linguaggio naturale, le organizzazioni saranno in grado di diminuire i loro costi operativi del 30% entro il 2024.
Del resto l’evoluzione del contesto odierno, considerata la pandemia e la trasformazione digitale in atto, la conseguente necessità di snellire i processi minimizzando gli errori, nonché l’aumento dei volumi di informazioni e dati, necessita l’adozione di nuove soluzioni che concorrano a rispondere a queste esigenze in modo affidabile e al contempo efficace.
In ambito IT Governance, volendo riassumere le domande che spesso i fornitori si sentono fare dai propri clienti (e che possono portare ad approcciare il tema dell’iperautomazione) possiamo riassumerle come segue: “Come posso interrogare più rapidamente tutti i dispositivi sulla rete aziendale? Possiamo risolvere gli incidenti più velocemente? Come può il team di supporto di primo livello fare di più? Il secondo livello è troppo spesso coinvolto? Come possiamo mantenere sempre produttivi gli utenti? Riusciamo a rilevare tutti i problemi?”
La discovery è indubbiamente il punto di partenza imprescindibile per avere una buona base nell’affrontare un progetto di iperautomazione. Anche perché il numero di dispositivi collegati alla rete aziendale, 24 ore su 24, risulta sempre maggiore e la connessione remota sarà la “normalità”. Inoltre, entro il 2023 oltre il 50% dei dati generati dalle aziende verrà creato ed elaborato al di fuori del data center o del cloud. Nel 2019 questa percentuale era inferiore al 10%.
Gli strumenti di elevata automazione devono perciò consentire di conoscere, correggere e proteggere il “sistema” IT, oltre a offrire servizi Self Service agli utilizzatori.

L’iperautomazione va vista sostanzialmente come un agevolatore di processi e sistemi già esistenti e si pone l’obiettivo di eliminare le operazioni di basso livello e sia in grado di correggere gli eventuali incidenti in autonomia. Business e IT devono ovviamente collaborare attraverso una visione condivisa, guidata da una serie di KPI comuni, primo tra tutti la continuità.  

Durante il webinar sono stati portati alcuni esempi in ambito IT Governance nei quali, per esempio, un sistema di iperautomazione è stato in grado di segnalare un problema tecnologico senza intasare il service desk. In questo senso si è introdotto anche il tema dell’autoguarigione dei sistemi. Il tutto per rendere sempre più indipendenti gli utenti evoluti rispetto alle tecnologie. Un esempio su tutti l’eventualità di scaricarsi l’applicazione che si vuole, mentre il sistema verifica che l’utente abbia le credenziali per farlo, e a quel punto ne gestisce tutta la procedura in automatico.
L’iperautomazione, in sostanza, agisce sui temi dell’affidabilità, sulla priorità basata sui rischi, ma anche sulla patch compliance, con un cruscotto in grado di intercettare i sistemi non compliance prima che gli utenti li utilizzino.

L’incontro ha messo in luce come le aziende che sceglieranno di implementare questo ecosistema di soluzioni otterranno probabilmente vantaggi in tempi celeri. Si tratta di vantaggi e componenti-chiave che porteranno a focalizzarsi in azienda sulle attività di tipo decisionale e su quelle analitiche.

“Attraverso l’utilizzo dell’iperautomazione – ci ha illustrato al termine del webinar  Diana Setaro, Consigliere di AUSED – si tende a migliorare sia l’efficienza sia l’agilità delle operazioni aziendali. I benefici sono molteplici, a partire per esempio dalla protezione di infrastrutture critiche fino alla valorizzazione del talento umano”.

Di fatto l’iperautomazione permette di fondere e raggruppare il funzionamento di tecnologie disparate per migliorare i propri risultati di business. Attraverso l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico è possibile svolgere compiti operativi di diverse complessità, il tutto con una supervisione umana quasi totalmente assente.

L’iperautomazione deve essere vista come un ecosistema di soluzioni end-to-end in grado di utilizzare tecnologie diverse tra loro e strumenti mirati con l’obiettivo di acquisire o rafforzare le capacità di esaminare, progettare, automatizzare, misurare, monitorare e rivalutare i processi su cui si basano le decisioni strategiche delle aziende. Ciò porta a margini di errore sempre più limitati e a una maggiore efficienza.

“Grazie alle attività gestite tramite iperautomazione – ha proseguito Diana Setaro – il personale in azienda ha la possibilità di focalizzarsi principalmente su attività decisionali e a maggior valore aggiunto. Uno stato futuro di iperautomazione potrà essere raggiunto attraverso pratiche e strumenti di lavoro iperagili”.

In conclusione, il dibattito sull’iperautomazione, che ha visto i CIO presenti al webinar analizzarla in particolar modo in ottica IT Governance, ci porta a dire che essa diventerà fondamentale per introdurre tecnologie in grado di ridurre e ottimizzare attività con poco contenuto e ripetitive. Il tutto cercando di trasformare l’esperienza dell’utente rendendola sempre più semplice, gestita tramite Self Service, automatizzata, sicura e con un valido sistema di reporting.
Ora, dunque, non resta che verificare quando questo cambiamento tecnologico avverrà in maniera consistente all’interno delle nostre aziende.

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